A chi appartieni?

Bacoli raccontata attraverso i soprannomi

di Antonio Perreca

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

di Antonio Perreca

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 Carlino Pagliuccone (figlio di Don Ciccio) mentre su una barchetta a remi di poco più di 2 metri porta a fare un giro alcune istitutrici e un istitutore dell’orfanotrofio nel castello di Baia negli anni ’50

Mi chiamo Antonio, Antonio Pagliuccone. Ero un bambino di 9 anni quando, leggendo un articolo de “Il Mattino” incorniciato gelosamente da mio nonno Renato, scoprii di avere un nonno che, oltre al suo nome e cognome, aveva anche un soprannome di famiglia. Eh già, avevo appena scoperto che mio nonno Renato era un Pagliuccone.

Parto dal settembre 1943, il conflitto mondiale che aveva ridotto il nostro paese, Bacoli, in ginocchio. Un camion di guastatori tedeschi, un comando ben preciso, un orfanotrofio da far saltare con tutta la fortezza, un segreto, tanta paura, 20 litri di vino, un miracolo, un personaggio protagonista: Don Ciccio detto Pagliuccone, il mio bisnonno.

Con tutta la curiosità di un ragazzino che adorava i nonni e le loro storie, chiesi cosa significasse Pagliuccone. A quel punto, il nonno mi diede un pezzetto di mollica (eh sì, non amo la crosta del pane da quando sono piccolo) con un formaggio che adoravo, chiamato maman luise, che ora non producono più, e mi disse: “Vieni con me”. Mi prese per mano e mi portò fuori dal portone del castello di Baia. Ho avuto la fortuna di crescere in un castello, perché i miei nonni, da generazioni, erano assegnatari della fortezza che si erge a Baia, una frazione di Bacoli, e il salone di casa dei nonni era praticamente l’ingresso del castello.

Mi raccontò che nell’articolo che stavo leggendo si narrava di quando, in un giorno del lontano settembre 1943, il mio bisnonno Don Ciccio Pagliuccone salvò il castello da una distruzione certa, offrendo 20 litri di vino e 3 sacchi di noci a dei tedeschi che lui riuscì a emozionare. Si può immaginare lo stupore di un bambino di 9 anni che già vedeva i propri nonni come eroi del mondo, ed è lì che la mia curiosità crebbe nel voler sapere come mai la mia famiglia dagli anni ’20 venisse chiamata Pagliuccone.

LA BACOLI CHE FU

Il vecchio paese da “Bacolesi nel mondo” di Gianni Ciunfrini, immagini private dal grande valore storico

Don Ciccio Pagliuccone assieme ad una sua amica e una vigilatrice dell’orfanotrofio nel castello di Baia negli anni ’60

Mio nonno mi spiegò che si diceva che il mio bisnonno fosse buono come il pane e in napoletano, quando si prende una mollica di pane in mano e la si lavora con le mani, si chiama pagliocca, e da questo, siccome lui era alto e grosso, gli diedero l’appellativo di Don Ciccio Pagliuccone.

Questa tradizione di soprannomi, profondamente radicata nella cultura di Bacoli, era una vera e propria arte, un modo per catturare l’essenza di una persona in poche parole vivaci e spesso affettuose.

Mi resi subito conto che per essere memorabili a Bacoli, non bastava avere un nome e un cognome ma, in alcuni casi, serviva anche un soprannome, qualcosa che ti definisse meglio, un appellativo che potesse differenziarti maggiormente e renderti riconoscibile agli occhi della popolazione. Questi soprannomi, più che semplici etichette, sono capsule del tempo, che conservano ricordi, storie e identità. Sono l’eco di un’epoca passata, un legame con la nostra storia e le nostre radici.

A oggi se ho la passione per i contranomi è proprio grazie a mio nonno, che tanto mi affascinò coi suoi racconti. Mi spiegò col tempo che tutte le famiglie a Bacoli avevano un soprannome e che questi appellativi servivano anche ad uno scopo di utilità oltre che goliardia, differenziare le famiglie dove il cognome non bastava e mi fece comprendere anche che il soprannome non sei tu a dartelo ma sono gli altri. Può essere ispirato da una qualità, da una simpatia, da un’antipatia, da un fatto che ti rappresenta, da una caratteristica fisica, può derivare da tante cose, non c’è limite alla fantasia. Bacoli, con la sua ricca storia e le sue tradizioni, offre un terreno fertile per questi affascinanti soprannomi.

I PERSONAGGI DI BACOLI

Gli abitanti storici e i loro soprannomi da “Bacolesi nel mondo” di Gianni Ciunfrini

Bacoli divenne un comune indipendente il 19 gennaio 1919, come stabilito dal Regio Decreto n. 111. Proprio negli anni ’20, a seguito del primo censimento da comune autonomo che registrava 8.041 abitanti (a fronte dei 25.410 del censimento 2021), l’uso dei soprannomi si consolidò come una vera e propria convenzione sociale.

In un’epoca priva di tecnologie multimediali o sistemi telematici per individuare le persone, i soprannomi divennero strumenti indispensabili. Spesso, infatti, al municipio, la ricerca di informazioni basata solamente sul nome e cognome si rivelava complessa a causa dell’esistenza di omonimi e famiglie numerose con lo stesso cognome.

Conoscere il soprannome di una famiglia o di un individuo semplificava notevolmente questa ricerca, trasformando i soprannomi in un mezzo efficace e pratico per identificare le persone all’interno della comunità.

“I contranomme in versi”

di Maria Rosaria Di Costanzo

“Quando entri in questo paese e vai in cerca di qualcuno se non dici il contranome non ci trovi mai nessuno.  E cercando in giro per il paese non riuscirai a trovare mai il principio. Il consiglio che ti do? Vai direttamente al municipio, li c’è tutto scritto dalla via al nome e al cognome ma farai ancora prima se mi darai il contronome…”

Don Ciccio Pagliuccone da giovane assieme a sua moglie e la sua famiglia. Foto  anno 1927

In una società in rapida evoluzione, dove il passato spesso cede il posto al nuovo, dobbiamo fare uno sforzo consapevole per mantenere viva la nostra storia. Gli aneddoti di Bacoli e dei suoi soprannomi non sono solo racconti divertenti o curiosità; sono fili che tessono la trama della nostra comunità. E, come mio nonno mi ha insegnato, è nostro dovere trasmetterli, per mantenere viva la nostra eredità culturale.

Se non manteniamo viva la tradizione orale, condividendo e celebrando le storie dietro i soprannomi, rischiamo di perdere un pezzo della nostra identità. Siamo ciò che siamo stati, e dobbiamo molto a coloro che sono venuti prima di noi. Preservare queste storie non è solo un omaggio al passato; è un investimento nel futuro, per garantire che le generazioni future possano comprendere e apprezzare la ricchezza della nostra storia locale.

I contranomi non sono solo soprannomi; sono testimonianze viventi della storia, del folklore e delle peculiarità di un luogo. A Bacoli rappresentano un patrimonio immateriale che attraversa generazioni, raccontando storie di persone, luoghi e momenti che, altrimenti, potrebbero essere dimenticati. Così, attraverso il racconto della mia famiglia e di altre famiglie di Bacoli, spero di aver trasmesso l’importanza e il fascino unico di questa tradizione.

Vuoi raccontarci del tuo soprannome?

RINGRAZIAMENTI

Giuditta Alborino
(la moglie)
Paolo Canetti
(Ufficio anagrafe comune di Bacoli)
Mario Carannante
(ricercatore)
Peppe Carannante
(Ficusecc)
Gianni Ciunfrini
(appassionato di fotografia storica)
Francesco Costagliola
(operatore drone)
Maria Rosaria Di Costanzo
(autrice del libro Bacoli Racconta)
Giuditta Esposito
(Zappiell)
Maria Della Ragione
(Cannaval)
Nicola Lubrano
(operatore video)
Arturo Massa
(Mecia mecia)
Giovanna Palumbo
(Cipullar)
Adelaide Scotto Di Vetta
(Don Ciro)
Gruppo “Le iene orride” e “Zan zaaaaaaan” (supporto morale e professionale)
Nicoletta Cottone e Donata Marrazzo (pazienza immensa)

Giuditta Alborino (la moglie)
Paolo Canetti (Ufficio anagrafe comune di Bacoli)
Mario Carannante (ricercatore)
Peppe Carannante (Ficusecc)
Gianni Ciunfrini (appassionato di fotografia storica)

Francesco Costagliola (operatore drone)
Maria Rosaria Di Costanzo (autrice del libro Bacoli Racconta)
Giuditta Esposito (Zappiell)
Maria Della Ragione (Cannaval)
Nicola Lubrano (operatore video)

Arturo Massa (Mecia mecia)
Giovanna Palumbo (Cipullar)
Adelaide Scotto Di Vetta (Don Ciro)
Gruppo “Le iene orride” e “Zan zaaaaaaan” (supporto morale e professionale)
Nicoletta Cottone e Donata Marrazzo (pazienza immensa)